I colori dei fiori

Cosa si nasconde dietro al colore dei fiori?
Ti sei mai chiesto perché un fiore è proprio di quel colore? 

Sappiamo tutti che appena la neve va via e la primavera avanza, la natura si riempie di colori, colori floreali. Molti avranno anche notato che i primi fiori a spuntare sono bianchi e giallo tenue, poi gradualmente, con l’avanzare delle stagioni, iniziano altri colori: giallo sempre più intenso, azzurro, viola,  fucsia, rosso.

Fioritura di Helianthus tuberosus (topinambur)

In natura, il colore più diffuso è il verde. Ma anche il giallo è molto diffuso. Spesso si possono ammirare prati gialli da cui spunta qua e là una macchia rossa, viola, fucsia ecc. La colorazione dei fiori è legata alla loro necessità riproduttiva. Le piante, essendo esseri viventi sessili, hanno sviluppato strategie specifiche per agevolare l’impollinazione.


Un gruppo di scienziati delle Università di Uppsala e di Flinders e del National Centre for Biological Sciences (NCBS) ha scoperto che i sirfidi (ditteri) usano una combinazione di segnali, tra i quali il colore, la forma e l’odore per identificare i fiori, che variano nei diversi habitat terrestri.  Quando i sirfidi si avvicinano a un fiore, valutano quanto sia allettante attraverso tutto questo insieme di segnali che permettono loro di tracciarne un identikit. Il colore è uno dei primi segnali visivi, accompagnato dalla forma e dalla dimensione, e combinato ai segnali olfattivi. Leggi qui


La maggior parte dei fiori ha una fecondazione anemofila, il che significa che il polline viene trasportato dal vento. I loro fiori, dunque, non hanno la necessità di essere né appariscenti né colorati. I fiori delle anemofile sono verdi perché il pigmento più diffuso nei vegetali è la clorofilla.

Altri fiori affidano il trasporto del polline all’acqua (impollinazione idrofila) o agli animali (impollinazione zoodiofila) e, tra questi, più comunemente agli insetti (impollinazione entomofila).

Ed è proprio nell’impollinazione entomofila che i fiori si trasformano in meravigliosi strumenti di attrazione. Per attirare gli insetti, i fiori si rivestono di colori sgargianti, di petali vistosi e profumatissimi e sono ricchi di nettare, moneta di scambio nel processo di impollinazione. Ma recuperare il nettare non è sempre facile poiché spesso è posizionato all’interno della corolla dove si trovano anche stami e pistilli di difficile accesso. I colori delle varie parti del fiore hanno lo scopo, oltre che di attrarre l’insetto, di indicargli la strada giusta affinché si diriga verso la corolla senza sbagliare.

E perché i fiori non sono tutti dello stesso colore? Tutti gialli o tutti rossi o tutti bianchi?

Come mai fioriscono a fine inverno i fiori gialli e i fiori bianchi e poi con l’avanzare delle stagioni i fiori di altri colori?

Cosa si nasconde dietro al colore dei fiori?

Per rispondere a queste domande bisogna considerare alcuni elementi fondamentali. Innanzitutto, quali sono gli insetti impollinatori (pronubi). Poi bisogna considerare che gli insetti non hanno una vista come quella dell’uomo e che anche i vari gruppi di insetti hanno capacità visive diverse.

Ma andiamo con ordine

Va precisato che:

  • la colorazione dei fiori è determinata fondamentalmente dal tipo, dalla quantità e dalla stabilità dei pigmenti presenti nei tessuti, dal pH delle cellule vacuolari e dalla traslocazione dei pigmenti stessi dal sito di produzione. Molte delle sostanze chimiche presenti nei petali dei fiori che danno loro i diversi colori sono chiamate antocianine. Questi sono composti idrosolubili che appartengono a una classe più ampia di sostanze chimiche note come flavonoidi. Gli antociani sono responsabili della creazione dei colori blu, rosso, rosa e viola nei fiori. Altri pigmenti che producono i colori dei fiori includono il carotene (per il rosso e il giallo), la clorofilla (per il verde nei petali e nelle foglie) e la xantofilla (un pigmento che produce i colori gialli). I pigmenti che producono il colore nelle piante provengono in ultima analisi da geni e DNA. I geni di una pianta determinano quali pigmenti vengono prodotti in quali cellule e in che quantità;
  • gli insetti pronubi sono quegli insetti che operano l’impollinazione dei fiori. Gli imenotteri della famiglia Apoidei (bombi e api ) sono i più caratteristici (ma ci sono anche quelli della famiglia vespoidea e, occasionalmente, la formicidae). Poi ci sono i lepidotteri, come falene e farfalle; i ditteri come Bombylidae, Calliphoridae e Syrphidae; i rincoti (cimici) come le famiglie Miridae e Anthocoridae; moltissime famiglie di Coleotteri; gli ortotteri e i tisanotteri;
  • gli insetti impollinatori, come già anticipato, hanno una visione completamente diversa da quella dell’uomo. Per la maggior parte distinguono bene solo i colori nella gamma dal blu all’ultravioletto. Al fine di essere visti dagli insetti, i fiori hanno evoluto un sistema di increspature e scanalature nanometriche in grado di provocare un fenomeno di interferenza che produce attorno a parti del petalo un alone di luce nella banda fra il blu e l’ultravioletto (a noi invece è spesso invisibile perché sovrastato dal colore del pigmento);

Una ricerca ha dimostrato che queste increspature formano dei motivi ripetuti che variano da specie a specie e che devono trattarsi di una caratteristica utile all’effetto alone. I ricercatori ritengono che sia proprio questo alone a “calamitare” quegli insetti. In questo modo anche le specie vegetali che non sono in grado di sintetizzare i pigmenti blu possono resistere alla competizione per gli impollinatori da parte delle piante che producono fiori blu o violetti. Leggi qui


  • non tutti gli insetti pronubi vedono allo stesso modo. Questo spiega perché i fiori hanno sviluppato strategie attrattive diverse fra loro (nel colore, nella forma, nell’odore). Gli imenotteri (tra cui le api e i bombi) non percepiscono il colore rosso (lo vedono nero), ma hanno una vista sensibile al blu, giallo e ultravioletto. I coleotteri, avendo una vista poco sviluppata, prediligono fiori dagli odori intensi e dai colori poco appariscenti. I lepidotteri (farfalle e falene) percepiscono anche il rosso. Ci sono poi mosche e formiche che prediligono tinte rosse e scure e odori forti, fetidi, di decomposizione.

Detto questo, In base alle preferenze degli insetti, le colorazioni più diffuse sono: il giallo seguito dal bianco, l’azzurro e il rosa.

Fiuriture di tarassaco (Taraxacum officinale)

Molti fiori impollinati dalle api hanno un delicato profumo e fragranza e sono colorati di blu o giallo, esse tralasciano infatti i fiori di colore rosso perché gli appare nero. I fiori impollinati dai coleotteri hanno odori più forti, essi non hanno un buon senso visivo e si basano quasi esclusivamente sugli odori, i fiori impollinati sono bianchi o di colori spenti. Quelli impollinati dalle farfalle pare abbiano fragranze dolci e con colorazione prevalentemente blu, giallo/arancio e rosso. Le falene scelgono fiori di colore bianco o giallo, colori che risultano più visibili di notte.

Tutto questo risponde alla domanda perché ì fiori non sono tutti dello stesso colore: tutti gialli, tutti bianchi o tutti rossi. Il colore dei fiori ha avuto una convergenza evolutiva con le caratteristiche visive degli insetti e viceversa..

L’altra domanda a cui rimane da rispondere è la distribuzione stagionale delle colorazioni floreali. Perché abbiamo prima i fiori bianchi e gialli (da febbraio) per passare poi al rosso (giugno – luglio)?

La risposta non può prescindere dalla conoscenza del ciclo stagionale degli insetti.

I primi impollinatori a volare sono gli imenotteri. Le api, ad esempio, nelle belle giornate invernali soleggiate e tiepide, escono dalle arnie in cerca di nettare e, guidate dalla vista, ma anche dall’olfatto, raggiungono più facilmente le corolle gialle e quelle bianche. In milioni di anni, hanno così selezionato, all’inizio dell’anno, i fiori chiari che poi scompaiono con l’avanzare della bella stagione, perché i raggi solari sempre più perpendicolari “cancellano” la percezione del giallo. Dalla tarda primavera all’autunno la quantità di fiori è così varia e abbondante che le api non fanno fatica a trovare petali su cui posarsi.

Bombo su ranuncolo

Così i primi fiori di stagione, già da gennaio, sono quelli che hanno un colore bianco o giallo pallido e dal profumo dolcissimo e intenso. Nei prati, anche sotto la neve, spuntano i fiori del piè di gallo (giallo – Eranthys hyemalis) i crochi (bianchi o lilla – Crocus), per continuare con le primule, i narcisi (giallo pallido – Narcissus). A inizio aprile tocca ai ranuncoli (giallo acceso). Nel frattempo, si possono osservare il bianco dell’Anemone, del dente di cane (Erythronium dens-canis), il rosa-blu-viola delle polmonarie (Pulmonaria); sono presenti altri cromatismi ma che all’inizio dell’anno rappresentano una netta minoranza rispetto al giallo e al bianco, decisamente preponderanti sugli altri. Con l’avanzare della stagione il giallo diminuisce fino a scomparire dopo giugno.

Immediatamente dopo gli imenotteri subentrano i coleotteri che come anticipato hanno sviluppato più l’olfatto che l’aspetto visivo. I fiori impollinati dai coleotteri possono essere verdi e senza profumo, oppure dal bianco al viola, con un profumo fruttato. Il nettare non sempre presente e polline in quantità. Tra i fiori ci sono i cardi o i fiori della carota selvatica.

Nel frattempo sopraggiungono i ditteri attratti da fiori maleodoranti: il loro odore è simile al materiale marcescente e il colore marrone o viola ricorda la carne marcia. Non hanno nettare e presentano poco polline. Le mosche arrivano attratte dalla promessa di un pasto e invece si riempiono di polline, mentre continuano a volare sui fiori per giorni. Alcune margherite (genere Leucanthemum) adottano questo stratagemma.

Campo fiorito di ranuncoli e belle di campo

Le più tardive ad arrivare sono le farfalle e le falene (lepidotteri), principalmente attratte da fiori rossi o arancioni, anche se seguono più l’olfatto che la vista. I fiori hanno forma tubulare, con lunghi speroni dove la spiritromba di tali insetti può succhiare il nettare. Profumo lieve e dolce e nettare abbondante, ma profondamente nascosto, poco polline. Le farfalle frequentano anche le asteracee (margherite, cardi, ecc..) che permettono a questi impollinatori di sostarvi sopra. Alcuni fiori sono invece specificatamente impollinati solo dalle falene. Essendo impollinatori notturni, questi fiori si aprono al crepuscolo, sono in genere bianchi o rosa tenue e spandono un profumo intenso e dolce nelle ore notturne. Non hanno nettare e presentano polline abbondante. Un esempio sono le belle di notte o molte Datura. Leggi qui

In sostanza, la colorazione dei fiori e la loro distribuzione stagionale è fortemente legata alla strategia riproduttiva scelta e all’insetto impollinatore.

Se interessati ad approfondire l’argomento vi consiglio di leggere le seguenti ricerche:

Relazione tra impollinazione e campi elettrici. Gli insetti usano diversi sensi per la ricerca del cibo, rilevando segnali floreali come colore, forma, motivo e sostanze volatili. I ricercatori Dominic Clarke e coll. Hanno individuato una modalità sensoriale precedentemente non apprezzata nei bombi (Bombus terrestris): la capacità di rilevamento di campi elettrici floreali. Questi campi fungono da segnali floreali, che sono influenzati dalla visita di api naturalmente cariche. Come i segnali visivi, i campi elettrici floreali mostrano variazioni nel modello e nella struttura, che possono essere discriminate dai bombi. Nello studio i ricercatori dimostrano che tali informazioni sul campo elettrico contribuiscono alla complessa serie di segnali floreali che insieme migliorano la memoria di un impollinatore delle ricompense floreali. Poiché i campi elettrici floreali possono cambiare in pochi secondi, questa modalità sensoriale può facilitare una comunicazione rapida e dinamica tra i fiori e i loro impollinatori. Leggi qui

Gli impollinatori sono in grado di influenzare in tempo reale l’evoluzione divergente nelle piante. I ricercatori Daniel D. L. Gervasi & Florian P Schiestl hanno dimostrato che un’alterazione nella composizione degli insetti impollinatori non si ripercuote solo sul funzionamento dell’ecosistema, ma anche sull’evoluzione delle caratteristiche dei vegetali, ivi compreso il sistema di accoppiamento usato. Leggi qui

I cambiamenti climatici hanno influenzano la quantità dei pigmenti nei fiori. Una ricerca dell’università di Clemson, in South Carolina, pubblicata dalla rivista scientifica Current biology è arrivata alla conclusione che i fiori hanno iniziato a produrre più pigmenti per proteggersi dai raggi UV. Un fenomeno che non è visibile agli occhi umani ma incide sull’impollinazione. Leggi qui