I camosci in amore

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Domenica 30 novembre 2014 con un gruppo di amici montanari ci siamo incamminati alla volta del Monte Coppe, nella parte orientale della catena del Gran Sasso, con l’obiettivo di osservare i camosci che in questo periodo stanno concludendo la stagione degli amori. Abbiamo scelto la zona del Monte Coppe perché proprio da queste parti nel 1892 fu ucciso l’ultimo camoscio del Gran Sasso (per esser precisi sul Monte San Vito) e giusto 100 anni dopo, sempre qui, grazie all’azione congiunta dei Parchi abruzzesi e a un finanziamento europeo Life, sono stati reintrodotti i primi esemplari di camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata) dal Parco Nazionale d’Abruzzo dove, in 80 anni di intenso lavoro, questo splendido animale è stato salvato dall’estinzione.

Tutto è andato per il meglio. Arrivati a Fonte Vetica ci siamo lasciati alle spalle le fitte nebbie della valle e il sole ha illuminato il nostro cammino in salita e per quasi tutta la giornata. Sul valico del Monte Siella, intorno ai 2000 metri di quota, abbiamo iniziato a vedere i primi camosci per poi scorgere un grande branco di almeno 50 individui abbarbicato sul ripido pendio che conduce in vetta al Monte Tremoggia. Alla dovuta distanza, con cannocchiale e binocoli, si è mostrato lo spettacolo delle lotte tra i maschi, mai cruente e spesso risolte da rapide cariche e fughe velocissime. Anche l’Aquila Reale ci ha degnato della sua maestosa presenza. Infatti per qualche minuto abbiamo goduto dello spettacolo di un grande esemplare intento a pattugliare dall’alto il branco di camosci e che poi si è dileguato all’orizzonte, nel versante Nord del Monte Camicia.

Seduti su un’ampia prateria d’alta quota, con lo spettacolo del Dente del Lupo e del Monte Tremoggia, la cui sommità era incoronata da molti camosci, abbiamo consumato il pranzo tutti insieme e Stefania ci ha letto alcuni brani tratti dal racconto di Erri De Luca “Il peso della farfalla”, scelti dal nostro Presidente Vanessa. Sembrava davvero che quelle parole fossero state pensate e scritte proprio per noi, in quel luogo e in quel momento!

Un grazie a tutti i partecipanti, a Ferdinando che ci ha guidati lungo il sentiero e a Domenico che ha narrato la giornata con le sue foto.

 

Qualche notizia sul camoscio d’Abruzzo…

Il camoscio d’Abruzzo o camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata, Neumann 1899) è un mammifero artiodattilo della sottofamiglia dei Caprini.

Si tratta di una sottospecie di camoscio a sé stante: i camosci appenninici, infatti, sono una popolazione ben distinta sia da quella alpina (Rupicapra rupicapra), alla quale un tempo questi animali erano accorpati come sottospecie (R. rupicapra ornata), che da quella pirenaica (Rupicapra Pyrenaica), alla qualeattualmente è ascritta col rango di sottospecie.

Come intuibile dal nome comune di questi animali, si tratta di animali endemici dell’area appenninica centrale: in particolare, la specie vive quasi esclusivamente in Abruzzo, con una popolazione originaria nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (gruppi montuosi della Camosciara e della Meta) dalla quale sono poi stati fatti prelievi di esemplari da impiegare nell’ambito dei progetti di reintroduzione (peraltro perfettamente riusciti) che hanno coinvolto il Parco Nazionale della Majella (27 individui introdotti fra il1991 ed il 1997) ed il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (30 individui introdotti fra il 1992 ed il 1999). Oggi su queste montagne si contano molte centinaia di individui. Anche a fronte del successo ottenuto sulla Majella e sul Gran Sasso, successivamente la specie è stata reintrodotta anche nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e dal 2013 nel Parco regionale naturale Sirente-Velino, dove i primi individui (8 femmine e 5 maschi) sono stati rilasciati in libertà lungo le creste sommitali del Monte Sirente. Nella primavera del 2014 sono nati i primi 5 cuccioli sul Monte Sirente!

L’habitat naturale del camoscio d’Abruzzo è costituito dalle aree montane caratterizzate dall’alternanza di pareti rocciose scoscese, prati alpini ed aree boschive con ricco sottobosco. Durante l’inverno, per far fronte alla scarsità di cibo dovuta alle abbondanti nevicate, le femmine ed i giovani tendono a spostarsi a quote più basse (anche al di sotto dei 1000 m), mentre i maschi adulti paiono preferire le aree boscherecce e rocciose durante tutto l’anno.

  • Dimensioni: La lunghezza è di 100 – 130 cm, l’altezza al garrese è di 70 – 80 cm, il peso è di circa 30 kg per i maschi e 27 kg per le femmine
  • Vita: 15 anni
  • Habitat: Il camoscio d’Abruzzo è prevalentemente legato agli ambienti d’alta quota (1.200-2.000 m s.l.m.) caratterizzati da praterie e pareti scoscese; in inverno, quando la neve è abbondante, scende più a valle nel bosco.
  • Alimentazione: Il Camoscio d’Abruzzo è un erbivoro; particolarmente importante per la dieta, grazie alla ricchezza di proteine, è la comunità vegetale del Festuco-Trifolietum thalii.
  • Riproduzione: La stagione degli amori è a ottobre-novembre; in questo periodo i maschi ingaggiano delle spericolate lotte per potersi accoppiarsi con più femmine.
  • Prole: A maggio le femmine partoriscono un solo camoscetto.
  • Curiosità: Se è allarmato il camoscio emette un tipico fischio di avvertimento.
  • Note: Le corna, presenti in entrambi i sessi, sono molto sviluppate.
    Il mantello estivo ha un colore marrone chiaro piuttosto uniforme, mentre in inverno assume una tipica e vistosa colorazione composta da fasce bianche, nere e brune a contrasto.