Yoga In Mountain all’eremo di San Bartolomeo

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Complice una meravigliosa giornata di sole, domenica 19 ottobre c’è stato il primo appuntamento autunnale del ciclo Yoga In Mountain, nel Parco Nazionale della Majella. Vi proponiamo qualche immagine e un breve racconto della giornata.

Partiti dal villaggio di Decontra, abbiamo seguito il sentiero (detto dello Spirito) che conduce all’Eremo di San Bartolomeo, ammirando i bei paesaggi che spaziano dalle aspre montagne, alle dolci colline pescaresi fino al mare. L’escursione, semplice e piacevole, è stata ricca di racconti e aneddoti sulla vita degli eremiti e su quella dei pastori, interpreti speciali della storia della montagna “madre”. Oltre alle dotte discussioni su Pietro dal Morrone e sui tempi agitati e interessanti in cui è vissuto, ci siamo soffermati su alcuni brani tratti dal bel libricino che, a cura dell’amico Marco Manilla, raccoglie i pensieri e i racconti del pastore Paolino, anziano abitante di Decontra e ultimo testimone della transumanza e di quella vita pastorale che ha caratterizzato per secoli le genti d’Abruzzo.

Il cuore della giornata è stata la meditazione. L’attività di yoga si è svolta nel ventre del Vallone di Santo Spirito,  in un luogo perfetto, ameno e carico di quegli elementi naturali necessari al tema che il Maestro Riccardo Brignoli ha sapientemente scelto per la giornata. Innanzi tutto l’acqua, la roccia e il silenzio.

Come nostra abitudine non è mancato il “terzo tempo”, tutti insieme con birra e patatine. Grazie a tutti i partecipanti e alla prossima…

 

L’Eremo di San Bartolomeo, qualche cenno storico.

L’eremo di San Bartolomeo in Legio, posto a 600 metri sul livello del mare, è incastonato in uno sperone roccioso lungo circa 50 metri, grazie al quale si è conservato dal degrado del tempo. Fu edificato, dopo il 1250, dall’eremita Pietro Angelerio dal Morrone, futuro papa con il nome di Celestino V, sulle rovine di una precedente costruzione. Il Santo vi si stabilì insieme ad alcune seguaci intorno al 1274 e vi rimase per almeno due anni: la tradizione infatti narra che il frate, dopo essersi recato a Lione per far riconoscere la regola all’Ordine dei Celestini da lui fondato, durante la strada del ritorno si sia fermato proprio nell’eremo di San Bartolomeo. Il romitorio è funzionalmente collegato, insieme al convento di San Giorgio, alla vicina Badia di Santo Spirito. L’antico eremo, secondo alcune testimonianze provenienti dal processo di canonizzazione del Santo, doveva essere ubicato nel territorio di Roccamorice in montanis, cioè nella parte alta della Majella, a non molta distanza dal monastero di Santo Spirito. Le parti edificate dell’eremo di S. Bartolomeo presentano una colorazione del tutto omogenea alle rocce che le incastonano. La chiesa e due piccoli vani destinati agli eremiti si ergono sulla balconata rocciosa cui si accede tramite quattro scalinate: una a nord, composta da 30 gradini irregolari ricavati direttamente nella roccia, una a sud, ricavata sempre nella roccia, ma più lunga ed irregolare, ed infine due al centro della balconata, una delle quali svolgeva funzioni di Scala Santa. Quest’ultima si distingue per l’andamento ad L e per i segni ancora visibili di una porta che doveva serrarne l’accesso in corrispondenza del primo pianerottolo. A quattro metri dall’inizio della balconata si trova, addossata alla parete, una vasca (1×2 metri) per la raccolta delle acque piovane, di recente realizzazione. La chiesa, di forma rettangolare (lunga 7.70 e larga da un minimo di 3 ad un massimo di 4 metri), presenta in facciata tracce di un affresco raffigurante, nella parte bassa, un ostensorio e, nella parte alta, due riquadri con Cristo e una Madonna con Bambino. L’affresco è poco leggibile sia per i danni causati dalle intemperie e dallo scorrere del tempo che per le numerose iscrizioni che ne hanno graffito la superficie. Il portale di ingresso è definito da un semplice architrave in pietra. L’interno è illuminato da una porta-finestra; una seconda finestra è stata murata per ricavarne una nicchia semicircolare. Lungo la parete sinistra vi è una piccola sorgente d’acqua, che viene convogliata attraverso un foro laterale in una vaschetta ellissoidale scavata nel pavimento e, tramite un canaletto, scorre fuori della chiesa perdendosi nella roccia. Tale acqua, ritenuta santa, una volta mescolata con l’acqua della sorgente sottostante l’eremo viene raccolta nell’acquasantiera. Nella nicchia dell’altare è collocata una statua di S. Bartolomeo raffigurato con la propria pelle portata a spalla ed un coltello; il Santo infatti subì il martirio con lo scorticamento. Durante le processioni la statua, leggera e di piccole dimensioni, viene amorevolmente portata in braccio dai fedeli, come se fosse un bambino. Nel giorno del 25 agosto una gran folla di pellegrini, dopo aver assistito alla messa celebrata all’alba nell’eremo, si reca presso il torrente Capo la Vena nelle cui acque tutti si bagnano secondo un rituale molto antico. Una colazione consumata lungo le sponde del fiume anticipa la processione che scorta l’effigie del Santo nella chiesa del paese, dove la statua rimane esposta al culto fino al 9 settembre, giorno in cui un’analoga processione la riporterà al suo posto nell’eremo.

(testo tratto dal sito web www.regione.abruzzo.it/xCultura/)