Una nuova stagione d’amore ha inizio per il Re della Foresta: il Cervo nobile

Tra la seconda metà di settembre e la prima decade di ottobre, si svolge la stagione degli amori per i cervi. I maschi adulti in questo periodo emettono un suono cupo, il bramito, sfruttando le loro forti capacità polmonari. Il risultato è un concerto di suoni ancestrali che si propagano anche a forti distanze, percuotendo i boschi, i crinali e le valli dell’Appennino.

Ma chi è esattamente il cervo?

Il cervo europeo, detto anche cervo nobile o cervo rosso, era presente fino al XVII secolo nell’intero continente europeo, sistematicaa partire dal livello del mare fino a circa 2500 m di quota. Cambiamenti ambientali (agricoltura, deforestazione) e una caccia eccessiva hanno portato ad un drastico calo delle popolazioni ad inizio ‘900 anche in Italia in cui risultava completamente estinto salvo che nel Bosco della Mesola (FE) ed in alcune limitate zone dell’Alto Adige (Val Monastero ed alta Val Venosta). Gradualmente, la specie ha poi colonizzato le Alpi centro-orientali, grazie alla diffusione spontanea di esemplari dalla Svizzera, dalla Slovenia e cervidall’Austria. Le Alpi occidentali invece sono state teatro di ripetute reintroduzioni operate dall’uomo fra gli anni sessanta e settanta utilizzando esemplari provenienti dall’Europa centrale e alpina e, più recentemente, dalla Francia. Analogamente, le popolazioni presenti in Appennino sono frutto di reintroduzioni, realizzate anche in tempi recenti. Attualmente, dunque, la forma relitta tipica e autoctona dell’Italia peninsulare è presente unicamente nel Bosco della Mesola.

L’habitat del cervo è costituito da zone boschi di latifoglie misti comprese tra il livello del mare e l’orizzonte alpino (70 -75% di bosco optimum), con ampie radure e pascoli Ideale. Si adatta bene anche a boschi di conifere in ambiente alpino. La distribuzione e l’utilizzo dell’habitat può essere influenzato dal disturbo antropico, costringendo spesso le popolazioni a eccessive densità su territori poco estesi. Il cervo realizza migrazioni verticali stagionali tra zone di svernamento ed estivazione.

Il cervo è un erbivoro ruminante con modalità intermedie tra i brucatori ed i pascolatori; nel periodo primaverile ed estivo l’alimentazione ècervo rappresentata in prevalenza da graminacee e leguminose mentre nel periodo invernale la dieta varia e prevede l’utilizzo di essenze legnose come apici di abete bianco e rosso, larice e latifoglie e spesso utilizza la corteccia di piante forestali (frassino, ontano, piante da frutta).

Le dimensioni dei cervi variano notevolmente in base al sesso. I maschi adulti, infatti, possono essere lunghi sino a 2,50 m e alti, al garrese, sino a 1.2 m, con un peso che va da 200 a più di 250 kg nei casi eccezionali, mentre le femmine,  notevolmente più piccole, raggiungono solo eccezionalmente i 2 m di lunghezza e i 150 kg di peso.

palco etàLa caratteristica che li contraddistingue è il palco, erroneamente definito corna. Nei cervi, e più in generale nei Cervidi (capriolo, daino, ecc.) il palco è presente soltanto nei maschi,possiede diverse ramificazioni e viene rinnovato annualmente. Il palco si sviluppa dalle ossa frontali del cranio ed è costituito da vero e proprio tessuto osseo. La forma e la dimensione del palco dipendono da diversi fattori tra cui l’età dell’animale, il suo stato di salute,la densità e la struttura della popolazione, ma anche da precisi caratteri ereditari e dalle caratteristiche ecologiche e climatiche dell’ambiente in cui l’animale vive.

Le fasi di crescita del palco sono regolate da specifici ormoni trasportati dalla circolazione sanguigna.Nel sistema di regolazione ormonale dello sviluppo dei palchi intervengono prevalentemente gli ormoni prodotti dalla ghiandola ipofisi e dalle gonadi maschili, cioè i testicoli. Il palco appena formato è protetto da un particolare rivestimento cutaneo riccamente vascolarizzato detto velluto. I numerosi vasi sanguigni che lo attraversano consentono il trasporto e la deposizione dei sali di calcio nel tessuto osseo in fase di formazione. Una volta concluso il processo di ossificazione, il velluto diviene superfluo e si necrotizza in seguito all’occlusionenomenclatura del palco dei vasi sanguigni. A questo punto avviene la pulitura del palco (luglio-settembre),durante la quale gli animali provocano il distacco del velluto sfregando i palchi contro alberi e arbusti. In inverno, gli ormoni  determinano la caduta dei vecchi palchi(febbraio-aprile) e, successivamente, la ricrescita di quelli nuovi (maggio–luglio). Nei giovani, a circa 7 mesi di età, si iniziano a sviluppare gli steli ossei e il Cervo di 1 anno compiuto viene chiamato fusone, i suoi palchi sono anche privi di rose e la stanga è senza ramificazioni secondarie. A 2-3 anni sulle stanghe si sviluppano il pugnale e la pila (palco a 6 punte). A 4-5 anni compare la forchetta terminale sopra la pila (palco a 8 punte)e dopo i 5 anni sulla stanga compare l’ago (non sempre), le punte sopra la pila aumentano (e prende il nome di corona). Il massimo sviluppo dei palchi si ha poco prima della vecchiaia a circa 8 – 12 anni di età. Dopo inizia una fase di “regresso” dei palchi con diminuzione delle dimensioni e della lunghezza delle punte.

Il cervo è un animale sociale che vive in branchi formati normalmente da individui dello stesso sesso (femmine+piccoli+fusoni o gruppi maschi coetanei). Forte è il legame tra le femmine del branco, generalmente guidato dalla femmina più anziana. I maschi giovani presentano un maggior erratismo e con l’aumentare dell’età i maschi tendono a diventare più solitari. La dimensione dei gruppi aumenta man mano che si mamma e piccoloavvicina il periodo invernale con un picco ad inizio primavera nelle zone di svernamento. Il rapporto tra i maschi è regolato da gerarchie: fino a 6-7 anni tali gerarchie sono correlate all’età, poi subentrano altri fattori quali la taglia, le dimensioni del trofeo e l’indole dell’animale.Nel periodo degli amori (metà settembre – ottobre) le dinamiche di gruppo si modificano, i maschi si avvicinano ai branchi di femmine portandosi in particolare zone dette “campi degli amori” o “arene”, dove avverranno gli accoppiamenti.Questo è il momento in cui ingaggiano violente lotte per il predominio, fronteggiandosi e combattendo a testa bassa con i palchi contrapposti. Ed è questo il periodo in cui è possibile udire fin dai margini dei boschi il loro richiamo, dettopiccolo bramito, forte e caratteristico molto simile al muggito. Con questo verso si effettuano dei veri e propri scontri vocali con altri maschi per il controllo dei gruppi di femmine nelle arene, dall’intensità del bramito i maschi intuiscono le potenzialità degli altri maschi ed il loro vigore, allontanando i rivali più “scarsi”. Quando lo scontro vocale non basta, i due maschi contendenti si avvicinano per parate rituali: i soggetti camminano parallelamente tenendosi a pochi metri di distanza per lunghi periodi, studiandosi reciprocamente per capire chi è il meno vigoroso; se neanche il confronto visivo basta a decretare il rango dei due contendenti si passa a prove di forza vere e proprie, dove i due maschi incrociano i palchi spingendosi reciprocamente. Il maschio vincitore avrà il diritto di controllare l’harem di femmine presenti nel campo di brama. Fra maggio e giugno le femmine partoriscono 1-2 piccoli, che accudiscono per alcune settimane.

Poiché non si nutrono durante tutta la stagione degli amori, l’inverno li coglie fortemente dimagriti, talora feriti, esposti all’attacco dei predatori (lupo, orso e purtroppo cani vaganti).

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