Il Camoscio Appenninico: conoscerlo e avvistarlo

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…I camosci non vanno a fondo nello scontro, stabiliscono il vincitore ai primi colpi. Non cozzano come gli stambecchi e le capre. Abbassano la testa al suolo e cercano di infilare le corna, appena curve, nel sottopancia dell’altro… Quel mattino di novembre si svegliò stanco. Da molti anni dominava il territorio, sfidato da nessuno. I suoi figli cresciuti nella società delle madri non conoscevano la sua asprezza. Sotto di lui non c’erano duelli. I maschi grandi andavano in esilio in cerca di altri branchi. Fu tempo di pace nel loro regno, si moriva per la caccia dell’uomo e per l’aquila….(Il peso della farfalla – Erri De Luca).

Nel periodo autunnale, sulle cime delle montagne abruzzesi è possibile assistere allo spettacolo del corteggiamento delle femmine e la competizione tra i maschi di camoscio. Questo spettacolo raggiunge l’apice alla metà di novembre quando le femmine entrano in estro per essere fecondate.

Ma conosciamo meglio il signore delle rupi.

10420027_331868026984831_6068425484173922767_nIl Camoscio Appenninico è un erbivoro abituato a vivere in luoghi impervi, soprattutto pareti rocciose molto ripide, dove vi si ripara per sfuggire agli attacchi dei predatori. Nel periodo estivo vive nelle praterie di alta quota, oltre i 1700 metri, mentre nel periodo da dicembre a giugno, scende nelle aree boschive tra i 1000 e i 1300 m caratterizzate da forte pendenza ed esposizione meridionale per permettere un ridotto accumulo della neve e favorire così il reperimento del cibo. I ritmi del camoscio variano durante la giornata in base alle stagioni e alle condizioni meteorologiche, sono strettamente correlate allo stato fisiologico dell’animale (età, sesso, gravidanza), alla lunghezza del periodo diurno e alla temperatura.

Ciclo di vita del camoscio appenninico       Dopo circa 6 mesi di gestazione, alla metà di maggio, le femmine gravide si isolano su zone

Esame delle corna per determinare l’età dei camosci

Esame delle corna per determinare l’età dei camosci

scoscese e boscose che rappresentano le aree di parto, per partorire in genere un individuo, più raramente due. In questo periodo, si assiste alla formazione di “asili nido”, cioè gruppi formati da una o poche femmine adulte che si alternano con le altre madri nella custodia di numerosi piccoli in modo da potersi più facilmente nutrire, senza impegni di allattamento e di sorveglianza. I piccoli imparano presto a seguire la madre e a rifugiarsi sulle pareti più scoscese e irraggiungibili dove sono più al sicuro dall’attacco di lupi e aquile; si uniscono presto al branco, costituito dalle femmine adulte con i giovani, per pascolare e scorrazzare sulle praterie d’altitudine. Con l’arrivo del periodo estivo i gruppi formati da femmine, nuovi nati, piccoli di un anno e maschi subadulti di 2-3 anni salgono verso le praterie d’altitudine, mentre i maschi adulti (5-6 anni e oltre) tendono a essere solitari e a rimanere nelle zone boscose, raggiungendo le femmine in quota solo per il periodo riproduttivo. indexMentre le giovani femmine tendono a rimanere nel branco di appartenenza della madre, la maggior parte dei maschi giovani, già dal secondo anno di vita, si allontana conducendo una vita nomade e visitando gli altri branchi; quando saranno pienamente adulti, se sopravvissuti ai maggiori pericoli che questo tipo di vita comporta, si stabiliranno in un’area cercando di riprodursi. Questo comportamento seleziona biologicamente i maschi facendo arrivare all’età riproduttiva solo i più validi e assicura, nello stesso tempo, un buon rimescolamento genetico tra i branchi. A novembre, i maschi pienamente adulti (8 anni e oltre) difendono gruppi di femmine dai competitori, attendendo che queste vadano in estro per accoppiarsi con esse. Con l’arrivo delle prime nevicate, la stagione degli amori ha termine e gli animali si spostano verso le aree di svernamento. I maschi lasciano le femmine e tornano a vivere isolati o in piccoli gruppi di soli maschi. In primavera il ciclo ricomincia. Sull’Appennino, tra i predatori più pericolosi per il camoscio, ci sono il lupo, che agisce principalmente in inverno e l’aquila reale, che tende a ghermire i piccoli. Meno frequenti risultano i casi di predazione da parte dell’orso che può attaccare singoli individui a sorpresa. Anche le volpi costituiscono un potenziale pericolo per i giovani, come pure i cani vaganti le cui azioni, quantomeno di disturbo, hanno conseguenze piuttosto gravi. La durata della vita di un camoscio è di circa 12-18 anni.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

La stagione degli amori          La stagione degli amori per i camosci inizia in autunno, quando ai branchi costituiti dalle femmine e dai giovani, si aggregano i maschi adulti. Il corteggiamento delle femmine e la competizione tra i maschi inizia gradualmente e ha l’apice alla metà di novembre quando le femmine entrano in estro per essere fecondate. I combattimenti, gli inseguimenti e le altre attività di competizione tra i maschi dipendono dall’età e dal vigore degli individui, di norma esemplari oltre i 4-6 anni. Come nel cervo, anche i camosci formano un harem ossia gruppi di femmine che vengono difesi da un solo maschio che ne controlla di continuo lo stato ricettivo, tenendole quasi costantemente in branco e scacciando eventuali altri maschi competitori. Il maschio scaccia i rivali inseguendoli, a volte si arriva anche allo scontro fisico, che può essere molto cruento. Il comportamento riproduttivo risulta energeticamente molto dispendioso per i maschi e visto che durante questo periodo non hanno molto tempo a disposizione per alimentarsi, arrivano alla metà di dicembre a dover affrontare l’inverno con limitate riserve di grasso; per questo motivo soprattutto i maschi più anziani muoiono, non riuscendo in queste condizioni a superare i rigori invernali. A dicembre, con la fine del periodo riproduttivo, i maschi si separano dalle femmine e tornano alla loro vita solitaria o si aggregano in piccoli gruppi con altri maschi.

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Differenze tra il Camoscio appenninico (a sinistra) e il camoscio alpine (a destre) nel mantello invernale (sopra) ed estivo (sotto)

Differenze tra Camoscio appenninico e Camoscio alpino      Si tratta di due specie diverse. Il camoscio appenninico è attualmente considerata una sottospecie del camoscio dei Pirenei, che in epoche passate ha avuto una diffusione molto più ampia di quella attuale. La differenza più vistosa tra il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra rupicapra) e il Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) è la colorazione del mantello invernale. Mentre, infatti, in estate il mantello in entrambe le sottospecie è marrone chiaro (solo un poco più rossiccio nel camoscio appenninico) con zampe, maschera facciale e linea vertebrale scura, in inverno emergono le maggiori differenze, che rendono il camoscio appenninico unico. Il mantello invernale del camoscio alpino si presenta uniformemente molto scuro con zone bianche in corrispondenza della fronte, della gola e del sottocoda, mentre nel camoscio appenninico si presenta di colore marrone scuro con ampie zone color crema sulla gola, dai lati del collo giù sino alla spalla e sui quarti posteriori. Ulteriori differenze, inoltre, si evidenziano anche a livello craniometrico con misure significativamente minori nel camoscio appenninico.

Recenti lavori (Crestanello et al., 2009; Rodriguez et al., 2010) dimostrano chiaramente che la popolazione appenninica si è differenziata ben oltre il livello di sottospecie, dimostrando anzi che la differenza tra questa e le altre popolazioni, sia Rupicapra pyrenaica, che Rupicapra rupicapra, possa essere valutata circa della stessa entità. Quindi appare evidente che debba essere ripresa l’originale dicotomia nomenclaturale a livello di specie a sé, ovvero Rupicapra ornata Neumann, 1899, dimostrando come l’autore avesse, su semplice base anatomo-morfologica, ben delineato e caratterizzato l’identità del taxon, che rappresenta una specie endemica dell’appennino di grande importanza biogeografica e conservazionistica.

 La Conservazione del camoscio appenninico            Il camoscio appenninico ha rischiato l’estinzione più volte tra XIX e XXtutela-page-001 secolo, a causa delle continue uccisioni seguite all’abolizione della Riserva reale dell’Alta Val di Sangro. Tra la fine del 1912 e l’inizio del 1913, su interessamento del deputato Erminio Sipari, del botanico Pietro Romualdo Pirotta e dello zoologo Alessandro Ghigi, l’allora ministro dell’Agricoltura Francesco Saverio Nitti sottopose alla firma del Re un apposito decreto per il divieto di caccia ai camosci, il primo del genere in Italia, al fine di tutelare il «rarissimo ed endemico Camoscio dell’Abruzzo». Immediatamente operativo, il Regio Decreto 9 gennaio 1913, n. 11 venne convertito con Legge 11 maggio 1913, n. 433.

Da quegli anni la situazione del Camoscio appenninico è cambiata tantissimo. Oltre al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la specie è ormai presente in altri 4 siti. Infatti, agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso, è iniziata una campagna di reintroduzione del Camoscio Appenninico che lo ha portato a ripopolare i monti del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, del Parco Nazionale della Majella, del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e del Parco Regionale del Sirente Velino.

Attualmente, secondo i dati presentati al congresso internazionale del camoscio tenutosi a Lama dei Peligni dal 17 al 19 giugno 2014, sono presenti circa 1500 esemplari. Un numero da ritenere un successo per il progetto di reintroduzione iniziato negli anni ’90, ma che è ancora lontano dal far dichiarare la specie fuori pericolo.

 16423_331867913651509_2426161857477283365_nMa dove è possibile osservare il Camoscio appenninico in Abruzzo?          Spesso l’avvistamento di un animale selvatico è dovuto al caso; un fugace momento che però rimane saldamente nella nostra memoria. A volte però, si può cercare di rendere meno occasionali questi incontri senza turbare coloro che intendiamo osservare. Rispettando alcune semplici regole comportamentali al fine di non arrecare disturbo agli animali, è possibile recarsi in aree in cui l’avvistamento è più probabile. Per avvistare il camoscio spesso bisogna percorrere sentieri lunghi e con notevole dislivello, proprio per la specificità dell’habitat in cui l’animale vive. È fondamentale, comunque, armarsi di un cannocchiale e/o un buon binocolo che ci permetterà di non oltrepassare quella “distanza di sicurezza” che induce l’animale a scappare. Di seguito alcuni itinerari dove è maggiore la probabilità di osservare i camosci. Per ogni sentiero è indicata la difficoltà secondo il codice CAI: T= turistico; E= escursionistico; EE=escursionistico esperti.

 

Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise:

  • Sentiero per Monte Amaro dalla Val Fondillo (E)
  • Sentiero per la Val di Rose da Civitella Alfedena (E)                                                                    regole-page-001
  • Sentiero per il Monte Meta dal Rifugio del Falco (E)

Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga

  • Sentiero per il Monte Coppe da Fonte Vetica (E)
  • Cima del Monte Aquila da Campo Imperatore (E)
  • Sentiero per il Cimone di Santa Colomba (EE)

 Parco Nazionale della Majella

Sulla Majella i luoghi migliori per l’avvistamento del camoscio partono tutti dal Rifugio Pomilio in località Majelletta. La scelta è sulla meta che si vuole raggiungere.

  • Sentiero per il Rifugio Fusco e l’Anfiteatro delle Murelle (E)
  • Sentiero per Monte Sant’Angelo (EE)
  • Sentiero per Monte Rotondo (EE)

 Parco Regionale Sirente Velino

Poiché la reintroduzione del camoscio appenninico è stata realizzata dal 2013 (oggi ancora in opera), la specie non ha ancora avuto il tempo necessario per insediarsi in maniera diffusa. Quindi i luoghi di avvistamento sono limitati al versante nord del monte Sirente, sito della reintroduzione:

  • Sentiero per Fonte Anatella (con un buon binocolo è possibile osservare gli animali sulle balze rocciose che dominano l’area) (T).
  • Sentiero dei Prati del Sirente (con un buon binocolo è possibile osservare gli animali sulle balze rocciose che dominano l’area) (T).
  • Sentiero per la cima del Monte Sirente da fonte Canale (E)

Abruzzo Mountains Wild organizza escursioni programmate per l’avvistamento del Camoscio appenninico durante la stagione dell’accoppiamento. L’attività è svolta in totale rispetto degli animali. Contattateci se interessati a partecipare alle nostre attività.

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