L’Industriosa Arte Magnifica della Lana: storie di intrecci, trame e orditi


Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.

Sorge in sul primo albore;
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera*.

È ben noto quanto gran parte dello sviluppo e dello splendore della città di L’Aquila sia legata alle attività commerciali dello zafferano e della lana. La sua collocazione rispetto alla posizione tratturale ne faceva punto privilegiato per lo sviluppo della lavorazione e del commercio della lana. In alcuni manoscritti dell’Antinori sono trascritte memorie di documenti ormai dispersi che testimoniano la grande rilevanza nel XV Secolo della “Magnifica arte della lana” nella Città Abruzzese. Sempre Antinori scrive “l’Arte della lana al pubblico, ed ai provati dell’Aquila, e del Contado molto utile e proficua”. Gli splendori architettonici, urbanistici e culturali dell’Aquila probabilmente non sarebbero stati così elevati se non fossero collegati anche agli splendori del commercio della lana a loro volta provocati dalla pastorizia transumante. Nel tempo anche il significato delle parole ha preso spunto da questo tipo di economia, una per tutte la parola “pecunia”, “denaro”, che deriva proprio da “pecora”.

Parlare della mercatura della lana, delle corporazioni e delle scuole di arte e mestieri dei “panni” di lana e seta sarebbe troppo articolato e non è questo il luogo, tuttavia parliamo della protagonista di questa storia: la pecora. Ovis aries questo è il nome scientifico, addomesticata in epoca antichissima e diffusa in ogni continente. Solamente in Italia si contano più di 100 razze attualmente allevate, quelle più ricercate per la lana sono la Gentile di Puglia, la Sopravvissana e la Merinizzata Italiana.


Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori**.

La Gentile di Puglia è la razza di pecore più diffusa in Abruzzo, nell’aquilano in particolare, a prevalente attitudine di carne e lana. Si è costituita a partire dal XV secolo attraverso l’incrocio fra la razza Carfagna e arieti Merinos Spagnoli. La qualità della lana è ottima, morbida, dolce al tatto, molto richiesta dall’industria tessile.

La tecnica per lavorare la lana che si è diffusa nei territori dell’Abruzzo Montano più del lavoro ai ferri è stata la tessitura e la merinizzata Gentile di Puglia ben si è prestata a questa Arte. Ogni villaggio ha sviluppato forme geometriche e disegni diversi, con colori caratteristici del posto dipendentemente dalle erbe e fiori che vi si trovano e mescolando la lana con lino o canapa, giocando con le trame e gli orditi, si ottenevano consistenze ed effetti cromatici sorprendenti.

Uno dei paesi in cui la tessitura è stata la vera chiave di svolta dell’economia locale è Taranta Peligna, piccolo villaggio situato nel Parco della Majella che deve la sua fama sia alla posizione privilegiata di cui godeva faceva, infatti, da crocevia fra il Tratturo Magno, dove transitavano le greggi durante la transumanza, e la Via della Lana che univa Firenze a Napoli, che alle sorgenti di acqua purissima, al legname abbondante e alla presenza di erbe tintorie. Con tutte queste risorse l’ingegno e la creatività dei suoi abitanti hanno dato vita, già nel tardo Medioevo, a diversi lanifici e il paese divenne presto un fiorente centro tessile e commerciale. Taranta Peligna divenne famosa in tutta Europa perché lì si realizzava il panno di lana nera infeltrita utilizzato per le mantelline dell’esercito borbonico e le “ferrandine”, stoffe di seta miste a lana per tappeti, arazzi e coperte. Nell’ottocento nasce la famosa coperta abruzzese chiamata “Taranta”, nome probabilmente derivato da Tarantola, una specie di ragno famoso per la sua tela. Le Tarante si contraddistinguono dalla lavorazione che non ha dritto né rovescio, con un gioco di positivo e negativo possono essere utilizzate in entrambe i lati, e sono contornate da frange annodate. I colori vanno dal marrone al beige, dal rosso, blu e verde; i disegni sono geometrici o, nel caso di quelle da sposa, raffiguranti cuori o putti.

L’argomento è assai vasto, come vasta è l’affascinante storia della città, tuttavia mi piace terminare con una citazione di Giovanni Lorenzo D’Anania, ripresa in uno dei suoi scritti dal Professor Vincenzo Battista, tratta da “La universale fabbrica del Mondo, ovvero Cosmografia” in cui, riferendosi ai cittadini aquilani, scrive:


“Tutti quelli che con lopere loro hando trovate cose utili a lhomo, sono stati degni di laude. Et maxime quelli che con la intentione loro hando supplito dove la natura ha mancato. Et perche la industriosa Arte Magnifica della Lana è introdutta non solo ad utilità del lhomo, ma etiam ad ornamento di quello. Per questo stata degna de laude”.

Se vuoi approfondire l’argomento partecipa al nostro prossimo viaggio A piedi sulle antiche strade della lana con I Viaggi di Penelope di Antonella Marinelli e Vanessa Ponziani

Di Antnonella Marinelli
Fonti:
Tratturo e Transumanza. Arte e cultura. – Curato da Liliana Biondi, Franca Celli, Ferdinando Merlonghi, Elio Peretti e Gianfranco Totani. Ed. Arkhè
*(G. Leopardi XXIII – canto notturno dl un pastore errante dell’ Asia)
** (G. D’Annunzio . I Pastori – Alcyone